Archivi categoria: Messaggio Settimanale

29 SETTEMBRE 2019

Cari fratelli,

ci prepariamo a celebrare la nostra Sagra, nel nome di Nostra Signora del Santo Rosario.

La Sagra è un momento nel quale la comunità si ferma per ringraziare, celebrare ed invocare la protezione del Santo Patrono.

Nel nostro caso, non potremmo avere gioia più grande, perché abbiamo come protettrice la Madre stessa del Salvatore, Maria, Beata Vergine del Rosario.

Questa festa, di origine devozionale, è nata per impulso del papa S. Pio V, collegandola alla vittoria di Lepanto (1571) che mise fine all’espansionismo dell’impero ottomano.

Egli attribuì quello storico evento alla preghiera che il popolo cristiano aveva indirizzato alla Vergine nella forma del Rosario.

Questa preghiera, squisitamente evangelica, vangelo in preghiera, riflette il modo stesso con cui il Verbo di Dio ha operato la redenzione.

Di essa il Rosario considera in ordinata successione i principali eventi salvifici che si sono compiuti in Cristo, dalla concezione verginale e dai misteri dell’infanzia fino ai momenti culminanti della Pasqua e agli effetti che essa ebbe sia sulla Chiesa nascente nel giorno di Pentecoste, sia sulla Vergine Maria nel giorno in cui ella fu assunta in corpo e anima nel Regno dei cieli.

Celebrare Maria è dunque celebrare noi stessi nella consapevolezza che il suo destino, sia pure di prediletta da Dio, riflette in una certa qual misura il nostro stesso destino di persone salvate e chiamate a condividere con lei la gloria del Risorto.

Il programma della festa è fitto di appuntamenti, riportati su questo stesso foglio ed anche su locandine a parte.

Ci riuniremo poi nel ricordo dei nostri defunti lunedì 07 ottobre, al mattino con l’ufficio ed alla sera con la Messa di Suffragio.

Buona Festa a tutti.

Don Emilio

22 SETTEMBRE 2019

Cari fratelli,

in questa domenica risuona un forte richiamo alla purezza della fede ed alla giustizia sociale.

Il culto a Dio ed il culto per ciò che ci sta attorno sono antitetici: il primo suppone la logica dell’amore, della donazione e della fraternità; il secondo suppone la logica dell’edonismo, del possesso, della prevaricazione.

L’appello alla giustizia, scandito con veemenza da Luca e da Amos, la lotta contro la religione della ricchezza e dell’oppressione, l’attenzione alle vittime del potere e dello sfruttamento devono essere temi permanenti dell’impegno morale del cristiano.

Fino a quando l’uomo non è difeso nella sua dignità, Cristo, come diceva Pascal, continua ad essere ingiuriato, ad agonizzare, ad essere ucciso da noi.

La strana parabola odierna centra anche un altro tema fondamentale: nell’esistenza si può essere frequentemente come bambini distratti mentre il tempo della vita è decisivo.

La lunga tipologia di uomini indifferenti, banali, volgari e superficiali che troppo spesso costella l’orizzonte della storia è guardata con amarezza da Gesù.

L’unica loro prontezza è solo quella di perpetrare il male, come il corrotto amministratore della parabola.

Ogni atto di amore e di giustizia è troppo oneroso e costoso per loro.

Ed infine Paolo all’impegno orizzontale associa oggi quello verticale della preghiera, soprattutto liturgica.

Si potrebbe perciò esaminare criticamente le nostre celebrazioni liturgiche ed il nostro dialogo con Dio, personale ed ecclesiale.

Romano Guardini, liturgista svizzero da poco scomparso, scriveva nel suo volume Il senso della Chiesa: “la liturgia è integralmente realtà. Abbraccia tutto quanto esiste: angeli, uomini e cose. Tutti i contenuti e gli avvenimenti della vita. Ogni realtà: la naturale è afferrata dalla soprannaturale; la creata è fecondata dalla increata”.

Don Emilio

15 SETTEMBRE 2019

Cari fratelli,

il ritornello del Salmo responsoriale della domenica (“donaci, o Padre, la gioia del perdono”) esprime il senso profondo della liturgia di oggi.

È necessario ricuperare il valore del sacramento della riconciliazione, celebrandolo come sacramento di amore e di gioia e non come atto faticoso di vergogna e timore.

Nel romanzo Non sparate ai narcisi di L. Santucci c’è un suggestivo apologo: “La paura picchiò alla porta. La fede andò ad aprire: non c’era nessuno!”.

L’amore cancella la paura.

L’amore di Dio non s’arresta di fronte ad alcun delitto.

Pregava don Primo Mazzolari: “La mia vita si svolge tra questi due momenti, come tra due poli opposti: la mia povertà e la tua sovrabbondante misericordia. Donde il mio sospiro ed il mio grido: vieni Signore; non tardare”.

La gioia della salvezza nostra e altrui deve permeare tutto il cammino della nostra esperienza cristiana.

Bisogna lottare contro le gelosie, le grettezze, il compiacimento lamentoso.

S. Teresa d’Avila ripeteva spesso: “Liberaci, Signore, dalle sciocche devozioni dei santi dalla faccia triste”.

Il cristianesimo è la religione della gioia, come ben sapeva S. Filippo Neri, perché l’identità cristiana ha una forte connotazione pasquale e festiva.

La conversione del fratello è l’attesa primaria di Dio e della Chiesa.

È necessario, perciò, muoverci verso il mondo come Gesù che sedeva con pubblicani (esattori delle tasse) e peccatori per annunziare il Regno di Dio.

Bisogna vincere il complesso di superiorità del fratello maggiore della parabola del figliol prodigo, superando il nostro orgoglio, per scorgere nel fratello che ci sta accanto un frammento della sapienza di Dio, che opera in tutto e in tutti e che su tutti effonde la pienezza del suo Spirito.

Solo così potremo cambiare il mondo, rendendolo conforme ai desideri ed alle aspettative del Creatore.

Don Emilio

08 SETTEMBRE 2019

Cari fratelli,

l’umanità profonda di Paolo, la sua delicatezza d’animo diventano già di per sé un appello a vivere l’esperienza cristiana non solo a livello razionale, ma con tutto l’essere dell’uomo che è fatto d’intelligenza, volontà, sentimento, azione e passione.

Questa profonda partecipazione si concentra su un caso umano, quello di uno schiavo fuggitivo, sul quale la parola ha operato un intervento decisivo.

L’impegno cristiano per la dignità dell’uomo dovrebbe essere primario.

Ogni uomo è figlio di Dio, sua immagine, fratello di Cristo salvato e destinato alla comunione piena con l’eterno.

Paolo non suggerisce una soluzione paternalistica, ma radicale: lo schiavo sarà d’ora in avanti come un fratello.

In questa luce si comprende la proposta biblica sui veri valori: non è la posizione sociale, né il benessere economico, né il prestigio la meta da raggiungere, ma la sapienza, cioè la piena realizzazione dell’uomo in tutte le sue dimensioni e capacità.

“Insegnaci a contare i nostri giorni e giungeremo alla sapienza del cuore” (Sal 89).

Nell’antica poesia azteca del Messico precolombiano c’era questo detto: “Si nasce, si viene su questa terra; per un po’ di tempo si ottiene la gloria di colui per il quale tutto vive (il Sole). Il fiore del nostro corpo apre qualche corolla ed è subito appassito”.

Questa sapienza, che ci indica la strada vera ed i valori autentici, è celebrata anche nel vangelo di oggi.

Esso raccoglie uno dei temi fondamentali della predicazione di Gesù: bisogna con intelligenza e volontà optare per la grande decisione, quella per il Regno.

Le scuse, le attenuanti, le mezze misure, le superficialità spezzano il legame con Cristo, la cui proposta è radicale ed esigente: chiunque non si fa povero in spirito, chi non porta la propria croce, chi non mette in gioco anche la propria vita, non può essere discepolo del Signore.

Don Emilio

01 SETTEMBRE 2019

Cari fratelli,

l’umiltà è la regola per la partecipazione alla mensa del Regno.

Come il Maestro il discepolo opta per l’ultimo posto, perché anch’egli è venuto per servire e non per essere servito.

La vera grandezza dell’uomo non si misura nei titoli nobiliari o accademici, o nelle cariche più o meno prestigiose che egli ricopre, ma nella ricchezza umana ed interiore, cioè nella capacità di amare con la mente saggia, come dice il Siracide.

L’umiltà non è disprezzo di sé ma è la giusta conoscenza di sé per occupare esattamente il proprio posto nel disegno della storia, offrendo il proprio contributo allo sviluppo dell’uomo.

La parabola evangelica ed il monito del Siracide sull’elemosina esortano anche alla donazione libera e gioiosa contro una concezione sempre più economicistica ed agonistica del vivere sociale.

“Sarai beato perché non sei ricambiato”: questa bellissima beatitudine esalta il vero atteggiamento del credente che, come Cristo, si dona per gli altri; che presta senza sperare niente, che non calcola, che non sceglie le amicizie in rapporto all’utilità che può ricavarne, ma che è felice di essere vicino a poveri, ciechi e storpi.

L’umiltà e la donazione sono due virtù che celebrano il primato di Dio rispetto ai giochi ed alle manovre umane.

La liturgia di oggi è dunque, in ultima analisi, il canto dei perfetti, come il Padre celeste, i quali, divenendo poveri come Cristo, sono esaltati

Ad essi viene destinata la “città del Dio vivente”, cioè l’esperienza festosa della piena comunione con Dio.

Se si è pieni del proprio orgoglio o delle cose possedute, non si può aprire il cuore a Dio, né godere della libertà del distacco e della gioia della semplicità.

Don Emilio

25 AGOSTO 2019

Cari fratelli,

la liturgia di questa domenica è un canto all’universalismo della salvezza, all’infinità dell’amore di Dio, alla misteriosa ricchezza nascosta nel cuore di ogni uomo giusto.

La Bibbia si sforza di spalancare gli orizzonti, di invitare al dialogo, di stimolare il rispetto reciproco, di favorire la comunione.

La vera appartenenza alla comunità di Dio si sancisce sulla base di una adesione etica ed esistenziale.

I confini della Chiesa passano innanzitutto attraverso i cuori e le coscienze.

Dobbiamo temere la replica terribile di Cristo: “anche se avete continuato a insegnare nel mio nome e a celebrare riti in mia memoria, se il vostro cuore e la vostra vita erano lontani da me, voi restate per me stranieri”.

La lettera agli ebrei, nel passo oggi letto, ci invita alla perseveranza di fronte alla prova.

Il Signore corregge colui che egli ama.

La prova, anziché segno di reiezione, può essere per il fedele segno di elezione.

Essa diventa la lezione necessaria che attesta la nostra filiazione nei confronti di un Padre che ci ama, anche secondo criteri che possono sembrare assurdi e che ci rendono muti davanti al dolore innocente.

Anche il Figlio per eccellenza, Gesù, è divenuto causa di salvezza passando attraverso l’oscurità della croce.

I martiri hanno saputo affrontare terribili supplizi, nella consapevolezza che Dio “ci consola in ogni nostra tribolazione, perché possiamo anche noi consolare quelli che si trovano in qualsiasi genere di afflizione” (2Cor 1,3).

Direi dunque che dalle letture di oggi possiamo dedurre tre messaggi: ottimismo quindi nei confronti degli uomini (a questo ci induce l’universalismo), ottimismo nei confronti di Dio e della vita (da cui traiamo l’impegno etico) e ottimismo nei confronti della storia.

Con queste tre fiducie riusciamo a rinfrancare le mani cadenti e le ginocchia vacillanti, per attendere così il frutto di pace e di giustizia che il Signore ci ha promesso.

Don Emilio

18 AGOSTO 2019

Cari fratelli,

la parola di Dio, ci dicono le letture di oggi, è come un fuoco che brucia le nostre freddezze; è come una spada che elimina le esitazioni; come un segno che ci getta nel futuro e nella decisione; come un’energia che ci getta nella corsa; un lievito che fa esplodere ogni nostra paura.

Quale forza di provocazione ha realmente la parola di Dio nel nostro vissuto quotidiano?

Quale scandalo provoca?

O forse si deve pensare all’abitudine di una messa, a un rituale scontato che, una volta concluso, lascia al massimo un po’ d’odore d’incenso?

La fedeltà alla parola di Dio comporta una lotta con sé stessi e con quanto di peccato e di ingiustizia ci circonda.

Occorre dunque la perseveranza.

Essere costanti, fedeli e coraggiosi, vigilanti e decisi per non cadere in quella terribile malattia del nostro tempo che si chiama superficialità o banalità o inconsistenza.

Scrive l’apostolo Giacomo: “Perché se uno ascolta soltanto la parola e non la mette in pratica, somiglia ad un uomo che osserva il proprio volto in uno specchio; appena s’è osservato, se ne va e subito dimentica com’era”.

La parola di Dio oltre che radice di provocazione etica e spirituale, oltre che appello alla fedeltà, è anche fonte di comprensione sul senso della vita e della storia.

Cristo ha un battesimo di morte da attraversare; il cristiano deve ripeterne l’esperienza nel suo battesimo che è insieme morte e resurrezione.

Cristo desidera accendere un fuoco che purifichi e trasformi; il cristiano riceve il fuoco dello Spirito che lo trasforma in testimone e annunciatore.

Cristo ha portato divisione e scandalo tra i suoi stessi concittadini, annunciando un messaggio radicale ed esigente.

Il cristiano, uomo di pace, si sente oggetto di scandalo e di incomprensione persino tra i suoi familiari.

Ci sorregge però la speranza, che per noi è certezza, che il Signore non ci abbandona mai ed è sempre al nostro fianco per infondere coraggio e confortarci.

Don Emilio.

11 AGOSTO 2019

Cari fratelli,

l’appello a star pronti, a non perdere la grande notte della liberazione, a non illudersi perché il padrone tarda a venire ci introduce in uno dei temi fondamentali dell’esperienza cristiana.

Essa è tensione, movimento, attesa, vigilanza.

Contro un cristianesimo vissuto in modo sonnacchioso e incolore, contro il facile compromesso del realismo del buon senso si leva l’appello di Gesù ad una fede viva, cordiale, tesa, sensibile e palpitante.

Ogni conoscenza è figlia di un amore.

Diceva Agostino: “Amo, quindi esisto. Tu ci hai fatti per te ed il nostro cuore è inquieto, finché non riposa in te. È per te solo che io vivo, parlo e canto”.

Dio ha depositato nel cuore umano il desiderio di lui, per cui ecco le lucide parole di S. Gregorio Magno per definire Dio: “Tu che il mio cuore ama”.

In settimana ricorre anche la solennità dell’Assunzione della Vergine Maria.

L’Assunzione è il segno della traiettoria della vita.

Quel gran respiro di attesa, che Paolo ha mirabilmente dipinto in Rom. 8, inizia ad attuarsi, divenendo certezza.

L’essere intero sta per ricomporsi nell’armonia del progetto divino, un progetto di vita e di pace.

L’Assunzione è la festa pasquale della creatura che ripete in sé, attraverso il prototipo di Maria, la Pasqua di Cristo che ha inaugurato la nuova storia vincendo la morte ed il male.

Il trionfo della Vita sulla Morte si attua attraverso l’umiliazione del Figlio che si fa uomo, anzi si fa schiavo, l’ultimo degli uomini.

Attraverso l’umanità povera si costruisce il Regno di Dio, come canta il Magnificat.

La povertà di cuore e di vita, vissuta da Cristo e da sua Madre, è la vera forza dirompente, che origina e da inizio alla nuova era dei redenti e dei salvati.

Buon Ferragosto a tutti.

Don Emilio

04 AGOSTO 2019

Cari fratelli,

il lezionario di questa domenica ci ammonisce sulla relatività del presente e delle cose, la loro finitudine, il loro limite.

È un invito al ridimensionamento dell’orgoglio tecnicistico, dell’affezione alle cose, del possesso e dell’avere.

L’idolatria materialistica dei beni economici, considerati come valori assoluti, ai quali tutto sacrificare, è una tentazione che affiora anche nella comunità.

Sia pure con prospettive differenti Gesù e Qohelet ci invitano oggi a ricomporre una più autentica scala di valori.

Senza negarne la reale incidenza nel tessuto della storia, le strutture economiche devono essere ricondotte al loro giusto posto e riportate al servizio dell’uomo.

In un mondo rigorosamente retto da leggi economiche, calibrato da calcolatori elettronici, soddisfatto di sé e del benessere fisico, la Chiesa deve essere un segno di umanità, di spiritualità, di trascendenza e di divinità.

Siamo tutti pellegrini su questa terra.

La Chiesa è poi un corpo di nomadi permanenti, perché ha la visione di una città il cui artefice e costruttore è Dio.

La chiesa è un popolo che vede visioni e che ha speranze.

In un mondo di città pianificate, coordinate, razionalizzate, deve esserci un popolo che sogni e che speri.

Scrive l’autore della lettera a Diogneto: “I cristiani non si distinguono dagli altri per usi o costumi. Abitano nelle città come persone comuni. Per loro ogni patria è terra straniera ed ogni terra straniera è loro patria”.

Proprio perché il loro orizzonte travalica l’orizzonte sensibile, si comportano come coloro che possiedono senza possedere nulla.

Usano dei beni comuni, ma non si lasciano usare, perché sanno che passa la scena di questo mondo ed alla fine il tremendo giudizio di Dio li aspetta inesorabile.

Chi pone la propria sicurezza in quel che possiede, è come colui che costruisce la casa sulla sabbia, secondo la parabola evangelica.

Don Emilio

28 LUGLIO 2019

Cari fratelli,

il lezionario di oggi ci propone una splendida catechesi sulla preghiera, dalla quale possiamo estrarre i punti essenziali:

  • la preghiera è l’anima dell’esistenza di Gesù, come ce lo presenta Luca;
  • la preghiera deve essere coraggiosa, spontanea, sincera, personale, come quella di Abramo o come quella dell’amico importuno;
  • la preghiera si preoccupa di un tu a cui si indirizza, ma non cancella il noi, il presente e la prassi;
  • la preghiera è perciò contemplazione pura di Dio, abbandono mistico, esperienza di infinito;
  • la preghiera è anche carica per l’azione, per l’impegno umano e per l’intera esistenza; liberata da scorie sentimentalistiche o dalle incrostazioni dell’abitudine e della monotonia;
  • la preghiera cristiana ha il suo vertice nell’Abbà-Padre Nostro, centro della preghiera liturgica, verso cui deve convergere ogni devozione personale;
  • la preghiera cristiana è un intreccio di Dio che parla in noi, dell’uomo che lo interpella e lo ascolta e della comunità che in noi si esprime e che a noi chiede aiuto;
  • la preghiera cristiana suppone dunque l’ascolto della Parola e l’adesione gioiosa e personale. Come diceva S. Gerolamo: “Leggi? È lo sposo che ti parla. Preghi? Sei tu che parli allo sposo”.

Don Emilio