Archivi categoria: Messaggio Settimanale

18 APRILE 2021

Cari fratelli,

il dono pasquale della remissione dei peccati permea tutto il lezionario odierno.

L’iniziativa è di Cristo stesso che, entrando nella sua Chiesa, offre la sua reale presenza salvifica.

Non è un fantasma, come immaginavano spaventati gli apostoli, ma ha carne ed ossa.

Il primato di Dio e di Cristo è inoltre ribadito da Pietro (“Dio ha glorificato il suo servo Gesù e l’ha resuscitato dai morti”), e da Giovanni, che nella sua lettera scrive: “Gesù Cristo giusto, nostro avvocato presso il Padre”.

La remissione dei peccati è quindi un dono che nasce dalla croce e dalla gloria che Cristo consegue con il suo supplizio.

Questo dono non è però né automatico né magico, perché esige una risposta attiva da parte dell’uomo e cioè la conversione.

Lo ripete Pietro: “pentitevi e cambiate vita”.

Lo ribadisce Cristo stesso risorto: “saranno predicati a tutte le genti la conversione ed il perdono dei peccati”.

Lo esprime parallelamente Giovanni con l’appello all’osservanza dei comandamenti.

Nella Pasqua cristiana il Cristo risorto, avvocato presso il Padre (sempre vivo per intercedere per noi, dice la lettera agli Ebrei) e l’uomo peccatore convertito si incontrano e costituiscono la nuova comunità, la Chiesa pasquale.

Alla libertà dell’offerta divina corrisponde però la libertà dell’accettazione umana: Dio nella sua immensa bontà ci ha lasciati liberi di accettare o meno la sua proposta di amore; di seguire o meno la via del bene e della vita, con tutto ciò che ne consegue.

Come ebbe a scrivere un grande pensatore del secolo scorso, H. de Lubac, “tutto il problema della vita spirituale consiste nel liberare questo desiderio di vita, che è insito in ognuno di noi, e nel trasformarlo in conversione radicale senza la quale non si entra affatto nel Regno”.

Don Emilio

11 APRILE 2021

Cari fratelli,

le letture di oggi, II domenica di Pasqua, ci offrono una meditazione sulla fede, esaminata nel suo itinerario difficile e travagliato di Tommaso, celebrata poi nella sua radice nella lettera di Giovanni (chiunque crede è nato da Dio).

Negli Atti degli Apostoli è infine definita nell’oggetto del credere (“rendere testimonianza della resurrezione del Signore Gesù” e “Gesù è il Cristo”).

Diventa così fonte di gioia (“gioirono nel vedere il Signore”; “beati coloro che non avendo visto crederanno”; “questo è il giorno fatto dal Signore: rallegriamoci ed esultiamo in esso”).

C’è inoltre il tema dell’amore, esaminato nell’itinerario spirituale della comunità di Gerusalemme, itinerario che sarà travagliato e conoscerà momenti bui, come è umanamente pensabile, ma che qui è celebrato nella sua radice divina (chi ama colui che ha generato, ama anche chi da lui è stato generato) e definito nell’oggetto dell’amore (amare i figli di Dio) e considerato come fonte di gioia e di pace (avevano un cuor solo ed un’anima sola).

Soprattutto oggi siamo dunque invitati alla liberazione dall’ossessione delle cose, del verbo avere, dell’oggetto e della proprietà, per riscoprire lo spirito, l’essere, il soggetto e la donazione: “è molto più bello dare che ricevere” (At 20,35).

S. Massimo, vescovo di Torino, così si esprime: “la Pasqua genera la fede e la fede genera amore”.

Don Emilio

04 APRILE 2021

Cari fratelli,

il primo messaggio che ci giunge dalla liturgia pasquale è tutto terreno: la terra, con l’itinerario storico di Gesù mirabilmente sintetizzato nell’epigrafe tracciata da Pietro nella sua catechesi a Cornelio: “Gesù dovunque passasse faceva del bene”.

La Pasqua è l’esaltazione di una salvezza che passa attraverso la resurrezione, cioè attraverso il recupero dell’essere intero in un nuovo ordine di rapporti.

Essere in sintonia con la Pasqua di Cristo comporta la nostra unione con il suo amore terreno, nella trasformazione dell’intera realtà esistente.

Il secondo messaggio è tutto verticale, il cielo, il lassù della lettera ai Colossesi.

La vocazione umana ha una meta trascendente; attraverso la Pasqua il cristiano è veramente figlio di Dio ed è collocato nella sfera del divino, partecipe della stessa natura di Dio.

Il Dio totalmente altro nella Pasqua attira a sé l’umanità fedele e da quel momento per l’uomo si dischiude un orizzonte infinito; come dicono i santi padri orientali: “entra in te e troverai là Dio, gli Angeli ed il Regno”.

Ma la Pasqua è anche il sepolcro, vinto da Cristo.

La tomba nel linguaggio biblico è simbolo della morte.

Il destino dell’uomo è ormai strappato alla morte; il sepolcro è vinto; la vita trionfa; la speranza diventa la guida per il credente.

Totalmente conquistato da Dio attraverso la resurrezione di Cristo, fratello dell’intera umanità, il fedele sente in sé quanto il grande Agostino afferma: “tu ci hai fatti per Te ed il nostro cuore è inquieto finché non riposa in Te. È per Te solo che io vivo, parlo e canto”.

Con martedì prossimo la messa feriale passa al mattino alle ore 8.30.

Buona Pasqua a tutti.

Don Emilio

28 MARZO 2021

Cari fratelli,

iniziamo con oggi la Grande Settimana, durante la quale rivivremo e riattualizzeremo i momenti cruciali della nostra redenzione: l’istituzione dell’Eucarestia, il giovedì in quell’ultima cena; la passione e la morte del Salvatore il venerdì ed infine la Resurrezione nella gloria in quel mattino dell’ottavo giorno.

Rivivere questi misteri significa scendere al cuore della nostra fede nel Risorto, che nella sua morte ha vinto la nostra morte e ci ha resi liberi.

Il Dio della croce è il Dio svuotato, solidale con l’uomo sino alla frontiera estrema della morte.

Da questa vicinanza completa e totale nasce una diversa concezione di Dio: non è più un Dio isolato nella sua splendida sfera trascendente, come era il Dio dell’Antico Testamento, ma si fa solidale e fratello.

Da questa concezione di Dio nasce anche una diversa concezione dell’uomo: la carne e la storia dell’uomo hanno ora un senso, contengono un seme di divinità e di eternità che sta crescendo e fiorendo.

Il mondo e l’uomo sono ora santi perché consacrati dal passaggio di Dio.

È nata la storia della salvezza.

Da questa vicinanza estrema nasce anche una diversa concezione del destino: alla visione del Dio giudice si sostituisce quella del Dio che ama e che si dona per riscattare dal male e dal peccato il fratello più debole.

Per testificare questa presenza in mezzo a noi, ci ha lasciato il sacramento del pane e del vino, cibo spirituale in segno di eterna alleanza.

La settimana santa è anche la settimana dedicata al sacramento del perdono.

Nell’impossibilità di avere confessori straordinari, siete pregati di provvedere per tempo.

Io resto a disposizione per chiunque lo desideri, specialmente nelle giornate di giovedì, venerdì e sabato, mattino e pomeriggio.

Se non mi trovate in chiesa, chiamatemi in casa.

A tutti buona Settimana Santa:

don Emilio

21 MARZO 2021

Cari fratelli,

la Quaresima volge rapidamente al termine; domenica prossima saremo già alla domenica delle Palme, preludio alla Settimana Santa.

Nella Pasqua di Cristo tra Dio e l’uomo si stabilisce quasi un ponte di comunicazione.

È l’alleanza nuova, non siglata con sacrifici umani ma con l’oblazione del Figlio, vittima e sacerdote.

Il primo spunto di riflessione ci riconduce perciò al tema del sacrificio di Cristo che ci salva e ci coinvolge.

Ciò che la lettera agli Ebrei esprime è un Credo condiviso in tutto il Nuovo Testamento: la solidarietà di Gesù con l’uomo sofferente e peccatore, fondata su di una radicale fedeltà a Dio fino alla morte, al sacrificio della vita.

Dio risponde accettando questa vita offerta.

Il sacrificio è dunque creativo e salvifico.

Anche il nostro sacrificio di membra del corpo di Cristo completa ciò che manca ai patimenti di Cristo a favore del suo corpo: la Chiesa.

Il sacrificio di Cristo non si attua solo nella morte, ma anche in tutta la vicenda pasquale: Gesù non è tanto un martire esemplare per un ideale umanitario.

Egli passando attraverso la solidarietà estrema alle qualità più umane, quali la morte ed il dolore, pone in esse il germe dell’eternità e della vita.

Per questo tutta la visione cristiana è contemporaneamente realistica ed ottimistica, è carne e spirito, grano morto e spiga matura; è perdere per ritrovare; è vita terrena e vita eterna; è umiliazione per la glorificazione; è morte e vita; è umanità e divinità.

Non dobbiamo ridurre la fede alla sola dimensione orizzontale di impegno concreto contro il male e l’ingiustizia, ma neppure ridurla alla sola spiritualità legata ad un orizzonte nebuloso e lontano.

La visione cristiana della vita è come la croce di Cristo, nella visione di S. Agostino: il braccio orizzontale accoglie l’umanità intera e la sua realtà, mentre quella verticale ci indirizza a Dio.

Ma i due bracci sono intimamente connessi nel cuore di Cristo uomo e Dio.

Don Emilio

14 MARZO 2021

Cari fratelli,

accogliamo con gioia il nostro Vescovo, che viene per confortarci con la sua presenza, quale padre che manifesta ai suoi figli la sua sollecitudine.

Giovedì prossimo ricorderemo, con tutta la Chiesa italiana, i morti per Covid19, in questa immane tragedia che ha colpito e tuttora affligge tutta l’umanità.

Venerdì poi è la festa di S. Giuseppe, tradizionale festa dei papà, ma che quest’anno assume una valenza significativa, poiché tutto l’anno in corso è dedicato alla memoria dello Sposo della Vergine e del quale il Vescovo benedirà il nuovo quadro opera del nostro concittadino Delio.

Ricordo poi l’appuntamento del venerdì con la Via Crucis.

Anche oggi la liturgia ci pone davanti la tragedia immane del peccato: Israele è infedele (l lett.), noi siamo morti per i nostri peccati (2 lett.), il mondo fa il male ed odia la luce (Vang.).

Contro ogni orgoglio od autosufficienza è necessario ricuperare il senso del peccato.

La coscienza del proprio limite e della propria miseria è il primo passo per allontanare ogni negazione dell’amore ed è il primo passo verso Cristo Salvatore.

Ma la nostra iniquità si può incontrare con volto misericordioso di Dio.

Israele può ritornare nella propria terra dopo l’esilio, noi riviviamo in Cristo; il Padre ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito perché il mondo si salvi.

Scoperta la propria miseria, si deve scoprire anche lo splendore della misericordia e dell’amore di Dio.

Dio è ricco di misericordia, come ci dice Paolo, con una frase suggestiva divenuta titolo dell’omonima enciclica di S. Giovanni Paolo II: “Credere nel Figlio crocifisso significa credere che l’amore è presente nel mondo e che questo amore è più potente di ogni genere di male in cui l’uomo, l’umanità ed il mondo sono coinvolti”.

Celebrare la Pasqua è quindi celebrare la speranza nella misericordia divina.

 È la rinascita dell’ottimismo in noi stessi e negli uomini.

Don Emilio

07 MARZO 2021

Cari fratelli,

la prima lettura di oggi ci propone il decalogo nella versione di Es. 20, 1-17.

Le dieci parole suggellano l’alleanza tra Dio ed il suo popolo al Sinai, il solenne impegno che definisce e delinea la vera fisionomia del credente.

E la Quaresima ci chiama alla verifica del nostro impegno spirituale, di fronte a queste norme che vogliono essere una guida alla perfezione, in forza dell’appello di Dio stesso: “Siate santi, come io sono santo (Mt 5,48)”.

Il cristiano ha perciò un ideale infinito ed è per questo che non deve mai considerare la religione come una tassa da pagare ogni tanto con un gesto di carità o con un atto liturgico.

L’ambito in cui verificare sé stessi e in cui alimentare la propria spiritualità non è il culto in quanto tale, ma il tempio di carne, cioè la fede innervata nell’esistenza.

Il senso cristiano del tempo ed il mistero della redenzione nella storia danno valore all’impegno concreto e quotidiano nel tempio di carne della vita umana.

La verifica dell’esistenza cristiana ha un testo privilegiato nel Decalogo.

Esso è un disegno perfetto dei nostri legami con Dio e con il prossimo.

Così Lutero stesso concludeva una delle sue “Lezioni di catechismo”: Non c’è specchio migliore in cui tu possa vedere quello di cui hai bisogno se non appunto i Dieci Comandamenti, nei quali trovi ciò che ti manca e ciò che devi cercare.

Domenica 14 alle ore 11 sarà tra di noi per celebrare l’Eucaristia il nostro Vescovo Corrado.

Viene come un Padre in visita ai figli affidati alla sua cura pastorale.

Non è la conclusione della visita bruscamente interrotta dall’epidemia: questo avverrà in seguito.

Viene per farci sentire la sua vicinanza in questi momenti difficili: l’accogliamo con gioia certi della sua benedizione.

Don Emilio

28 FEBBRAIO 2021

Cari fratelli,

la prima lettura ci presenta la prova estrema di fede richiesta ad Abramo: il sacrificio dell’unico figlio, speranza della sua discendenza.

Quel terribile viaggio di tre giorni, verso il luogo dell’olocausto, è la salita al Calvario di Abramo.

L’agonia di Abramo, l’agonia di Isacco, l’agonia di Cristo, l’agonia di ogni credente costituiscono l’esperienza prima e più comune di ogni credente.

La crisi della Passione, la solitudine degli uomini e lo scandalo della croce sono dati costanti della nostra vita di fede.

Il poeta francese C. Péguy scriveva: “è lo sperare la cosa difficile; facile invece è disperare ed è la grande tentazione”.

Il cammino di fede comprende il silenzio, la solitudine davanti a Dio e la prova per raggiungere la luce.

Al termine però brilla la Pasqua-Trasfigurazione.

Gesù sulla croce urla la sua disperazione con le parole del salmo 22, preghiera certamente di desolazione, ma che sbocca in un finale di gioia e di pace.

Il grano affidato alla terra muore ma dà frutto nella spiga.

La Pasqua nasce dal terreno della passione, ma è riscatto della stessa passione e morte.

Bisogna perciò partecipare all’umanità di Cristo per condividerne la gloria.

Francesco d’Assisi nella sua agonia, secondo quanto narra il suo biografo S. Bonaventura, volle che lo si ponesse sulla nuda terra per unirsi in modo più perfetto al creato e per imitare da vicino Cristo crocifisso, povero, sofferente e nudo.

Ma questo distacco da sé e dalle cose genera lo splendore della promessa di Abramo e la luce della Trasfigurazione pasquale.

Ricordo l’appuntamento del venerdì alle 20.30 con la Via Crucis.

Don Emilio

21 FEBBRAIO 2021

Cari fratelli,

l’evento fondamentale per la nostra salvezza avviene con il dono battesimale della grazia.

La Quaresima è lo spazio ideale per un ripensamento ed una rielaborazione del nostro battesimo: dal sepolcro di pietra risorge il Cristo glorioso; dal sepolcro d’acqua rinasce l’uomo nuovo.

Ma l’efficace rinascita, operata dal sacramento, non è magica, né cade su terreno neutro.

Destinatario è l’uomo libero chiamato ad intrecciare un dialogo con il suo Dio.

Al dono battesimale di Dio l’uomo deve rispondere con la parola viva della sua conversione.

“Convertitevi e credete al Vangelo” esclama Gesù.

La conversione ci permette di liberare la nostra tensione verso Dio; è l’esplosione gioiosa del nostro desiderio di Dio, comune ad ogni uomo; è nostalgia dell’abbandono in lui e trasformazione della vita e del cuore.

Ma questa conversione a Dio, per essere autentica, esige anche la conversione al prossimo.

Conversione significa dunque un radicale mutamento di se stessi per acquistare la dimensione della vita di Cristo.

Alla conversione ed alla salvezza si oppone però la tentazione che è simile ad una galleria oscura.

Israele nel deserto non riesce ad uscire da questa galleria e muore senza raggiungere la terra.

Cristo, nuovo Israele, ne esce invece come Messia salvatore.

La tentazione è il segno della nostra umanità, vissuta anche da Gesù; è il campo costante in cui siamo collocati e dal quale può nascere la nostra adesione limpida e totale a Dio, ma dal quale può emergere anche la miseria del nostro rifiuto.

Ricordo l’appuntamento del venerdì alle 20.30 con la Via Crucis.

Don Emilio

14 FEBBRAIO 2021

Cari fratelli,

anche questa domenica la nostra meditazione si sofferma sul grande problema della sofferenza.

Il dolore è quel campo drammatico in cui si rischia la fede o si compie l’apostasia.

È la grande occasione dell’esistenza e bisogna viverla con estremo impegno come una prova decisiva.

Sia la teologia che la filosofia si trovano sprovvedute e senza parole dinnanzi a questo insieme complesso del male e della sofferenza umana causato dalla natura, dalle persone o dalle strutture.

C’è troppo dolore innocente e assurdo da poter essere razionalizzato eticamente.

La storia è testimone dell’impotenza dell’uomo a realizzare una società umana libera dal dolore.

Cristo è però sistematicamente presente in questa zona di frontiera dell’esistenza umana.

La sua presenza è lotta contro il male ed il limite, naturale o imposto dagli uomini.

Non conosce esitazioni od egoismi, come ben ci insegna la parabola del buon samaritano.

Là dove c’è dolore, là si devono rendere presenti anche i cristiani.

Là dove c’è il male o l’imperfezione, là il cristiano deve agire.

Stiamo per iniziare la Quaresima: questo periodo di purificazione e di approfondimento della fede non deve essere sprecato.

Ogni anno la Chiesa ci invita a prepararci convenientemente e con consapevolezza alla celebrazione del mistero pasquale, centro e sostegno del nostro credere.

Nella preghiera, nelle opere di carità e nel digiuno si attua quell’invito a penitenza di cui parlano spesso i Padri della Chiesa.

Mercoledì vi invito al doppio appuntamento dell’imposizione delle ceneri ed il venerdì al pio esercizio della Via Crucis.

Ricordo che tutti i venerdì di quaresima sono giorni di astinenza dalle carni, mentre il mercoledì delle Ceneri ed il venerdì Santo sono anche giorni di digiuno.

Don Emilio