Preghiera
Signore Gesù,
nell’esperienza della Trasfigurazione,
hai rivelato la tua gloria
e hai confortato i tuoi discepoli
nel cammino verso la Croce.
Guidaci anche noi lungo il sentiero
della conversione e della fede.
Spirito Santo,
scendi su di noi come una nube luminosa,
illuminaci con la tua saggezza
e infiamma i nostri cuori con il tuo amore.
Aiutaci a comprendere il mistero della Croce
e ad abbracciare la tua volontà con fiducia e speranza.
Padre misericordioso,
nel silenzio dei nostri monti interiori,
fa’ risuonare la tua voce dolce e potente,
che ci chiama ad essere testimoni della tua gloria
in mezzo alle sfide e alle difficoltà della vita.
Fa’ che, come Pietro, Giovanni e Giacomo,
possiamo rispondere con generosità e fedeltà
al tuo invito ad ascoltare Gesù,
il Figlio prediletto, il nostro Salvatore e Maestro. Amen.
Vangelo
Circa otto giorni dopo questi discorsi, Gesù prese con sé Pietro, Giovanni e Giacomo e salì sul monte a pregare. Mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante. Ed ecco, due uomini conversavano con lui: erano Mosè ed Elìa, apparsi nella gloria, e parlavano del suo esodo, che stava per compiersi a Gerusalemme.
Pietro e i suoi compagni erano oppressi dal sonno; ma, quando si svegliarono, videro la sua gloria e i due uomini che stavano con lui.
Mentre questi si separavano da lui, Pietro disse a Gesù: «Maestro, è bello per noi essere qui. Facciamo tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elìa». Egli non sapeva quello che diceva. Mentre parlava così, venne una nube e li coprì con la sua ombra. All’entrare nella nube, ebbero paura. E dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». Appena la voce cessò, restò Gesù solo. Essi tacquero e in quei giorni non riferirono a nessuno ciò che avevano visto.
- In questa seconda Domenica di Quaresima ci è stato proposto come testo evangelico un brano tratto dal capitolo nono del Vangelo di Luca. L’evangelista racconta di un fatto straordinario accaduto sulla montagna dove Gesù era salito insieme a Pietro, Giovanni e Giacomo. Un avvenimento che accade “circa otto giorni dopo -precisa l’evangelista- questi discorsi”. A quali discorsi si riferisce? Gesù aveva parlato con i suoi discepoli di quello che sarebbe dovuto accadere. Egli aveva annunciato che: “il Figlio dell’uomo deve soffrire molto, essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. Gesù aveva annunciato la sua passione, la sua morte in croce e la sua resurrezione. Annuncio che i discepoli non accolgono perché non lo comprendono. Annuncio a cui Gesù aveva fatto seguire la richiesta che anche i suoi discepoli affrontassero il cammino che, attraversando la sofferenza e la morte, conduceva alla resurrezione: “Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce ogni giorno e mi segua”.
- L’evangelista Luca racconta che Pietro, Giovanni e Giacomo si assopiscono attendendo che Gesù concludesse la sua preghiera. I tre discepoli non si accorgono che “mentre pregava, il suo volto cambiò d’aspetto e la sua veste divenne candida e sfolgorante”. Essi non assistono al momento della sua trasfigurazione. “Ma -precisa l’evangelista- quando si svegliarono videro la sua gloria”. Cos’è questa “gloria”? A cosa fa riferimento l’evangelista? Con il termine “gloria”, Luca si riferisce a quella condizione che Gesù ottenne con la sua resurrezione e che Dio gli riservò dopo averlo risvegliato dalla morte. Una condizione che Pietro rivelerà annunciando la resurrezione di Gesù a quelli che si erano radunati davanti alla casa dove stava lui e gli altri discepoli il giorno di Pentecoste. “Sappia -diceva- con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso”.
- L’evangelista Luca racconta che, sulla montagna, “venne una nube … e dalla nube uscì una voce, che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!»”. Non è la prima volta che l’evangelista Luca registra il fatto di una voce proveniente dal cielo. Una voce che riconosciamo essere quella di Dio. Una voce “venne dal cielo” il giorno nel quale Gesù, al Giordano, -racconta l’evangelista- “ricevutoanche lui il battesimo, stava in preghiera”. Solo Gesù sente rivolgersi questa parola: “«Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento»”. Ora questa parola è rivolta ai tre discepoli che sono sulla montagna insieme al loro Maestro. Dio Padre presenta Gesù come il proprio Figlio e lo offre ai tre discepoli invitandoli ad ascoltarlo.
- Soltanto a Pietro, Giovanni e Giacomo è concesso di assistere alla straordinaria rivelazione che avviene sulla montagna. Essa è riservata soltanto ad alcuni. Solo a loro è data una anticipazione di ciò che avrebbero visto il giorno nel quale avrebbero incontrato il loro Maestro Risorto. Solo a loro è dato di ricevere dal cielo quella Parola che svela quello che rimane nascosto a tanti. L’esperienza straordinaria vissuta sulla montagna è per quegli uomini che un giorno edificheranno la Chiesa: il popolo che si è formato attorno a Gesù Risorto e che lo ha accolto come un dono venuto dal cielo. C’è una singolarità della Chiesa che deve essere compresa bene! Se colta nel suo vero significato, questa qualità ci aiuta a trovare la giusta collocazione della Chiesa in un mondo che mostra di esserle estraneo.
“Perché la Chiesa? … La ragione della sua esistenza deve essere cercata in Dio. … La Chiesa trova la sua origine nel desiderio di Dio. … Ovviamente non sappiamo tutto di Dio e di ciò che vuole. Dio è e rimane un mistero che va al di là di qualsiasi cosa possiamo immaginare o pensare. Dio “abita una luce inaccessibile” (1Tm. 6,16). … La Scrittura ci dice che Dio si è fatto conoscere, che si è rivelato. Ha rotto il silenzio e messo fine alla “luce inaccessibile”. Non per comunicarci una dottrina qualsiasi o una conoscenza segreta, ma per dirci quanto la sua creazione gli stia a cuore e quanto ci ami. … Questo è il grande desiderio di Dio: essere con noi, essere riconosciuto, accolto e amato dagli uomini. …
Colpisce che la Bibbia non cominci con la storia del Popolo di Dio o la fondazione della Chiesa. La Bibbia inizia con la creazione del mondo. … Sembra che Dio non sia interessato innanzitutto al suo Popolo o alla sua Chiesa. Fin dall’inizio il suo orizzonte, che rimarrà il suo obiettivo sino alla fine, è la creazione, il mondo, l’umanità. Alla fine, quando tutto sarà compiuto, non sarà la Chiesa a salvarsi, ma la creazione. Quello che gli interessa davvero non è tanto che nella società ci sia posto per la religione, in questo caso per l’unica vera. Il desiderio di Dio è che gli uomini vivano, nel pieno senso della parola, e che la sua creazione possa realizzarsi pienamente. … È questo lo scopo di Dio. Se ha creato il mondo e ci ha chiamato all’esistenza, è per amore. … Dio non vuole solo amare, vuole anche essere conosciuto e amato. Questa è la ragione fondamentale per cui Dio si è rivolto a noi, si è rivelato e si è fatto conoscere. Sembra davvero che la gioia più grande di Dio sia quella di essere conosciuto, apprezzato, lodato, ringraziato e amato dalla sua creatura.
… Se Dio ci cerca e desidera il nostro amore, allora per lui c’è un solo modo: chiedercelo. Così deve iniziare bussando alla nostra porta. … Ma non bussa a tutte le porte contemporaneamente. Non fa miracoli per convincere la gente una volta per tutte. Un miracolo lo farebbe ovviamente riconoscere da tutti e per sempre. Non è questa la strada che ha scelto. Senza libertà non troverebbe mai quello che cerca: un compagno con cui condividere e stringere un’alleanza. Quindi da qualche parte doveva iniziare, da qualche parte doveva bussare. Non ha iniziato con tutti i popoli, ha dovuto sceglierne uno. … Nel corso dei secoli uomini e donne hanno imparato a credere in Dio, a condividere con lui e a vivere nella sua alleanza.
Perché Dio vuole un popolo? … È desiderio di Dio poter disporre su questa terra di luoghi dove sia riconosciuto e amato. Dove possa condividere e vivere l’alleanza con quelli che lui stesso ha chiamato all’esistenza. Sono luoghi in cui … diventa un po’ visibile quello che Dio aveva in mente quando ci ha chiamato all’esistenza. È sua volontà che questi luoghi siano visibili, in modo che tutti possano sentire ciò che si dice e vedere ciò che accade al loro interno. … Cosa succede in questi luoghi? Sono innanzitutto luoghi dove si sente la sua voce ed egli è ascoltato. … Ecco che cosa cerca Dio in questi luoghi: vuole comunicare sé stesso, e quindi vuole parlare ed essere ascoltato. … È questo che Dio cerca: persone disponibili ad accoglierlo, sensibili alle sue intenzioni, attente a ciò che ha da dire. … Dio però non desidera solo essere ascoltato. … Desidera una risposta del cuore sincera e libera. … La preghiera è essenzialmente una risposta a chi ha cercato il contatto e per primo ha parlato. … Eppure, non rispondiamo all’amore solo con le parole. … Dio può sentirsi a casa solo nei luoghi dove ritrova qualcosa del proprio stile e viene data importanza a quello che gli sta a cuore. … Chi condivide con Dio la sua vita, diventa anche sempre più sensibile a ciò che tocca il cuore di Dio. … Ecco perché lo stile di vita di una comunità di fede deve conformarsi alla vita di Dio stesso. È un modo di vivere contraddistinto da dono e condivisione … dove ci si preoccupa degli altri e ci si prende cura dei poveri e dei bisognosi.
Quello che conta agli occhi di Dio è il mondo e non la Chiesa in sé. Nell’atto di elezione del suo popolo, Dio non abbandona il mondo. Credere questo significherebbe fraintendere seriamente il significato di questa elezione. … Se Dio chiama e raduna la sua Chiesa, se ne ha bisogno, non è solo per avere un luogo dove poter condividere e vivere un’alleanza, ma anche per farsi conoscere e ascoltare da chiunque, per dire che ama questo mondo e l’ha amato sino alla fine donandoci il suo unico Figlio.
… Oggi la ricerca di un rapporto corretto della Chiesa con il mondo esterno è una questione delicata. … La sua missione non è riconquistare uno status e una posizione che eravamo riusciti a mantenere più o meno intatti fino a un passato recente. Quello che Dio ci chiede è riservargli degli spazi dove possa, già adesso, abitare in mezzo a noi. Luoghi in tutto il mondo. Luoghi in cui possa fin da ora condividere la sua vita e vivere l’alleanza e dove possiamo provare il suo stesso amore per il mondo e l’umanità. … E’ questo il nostro modo di essere presenti nel mondo”.
(Jozef De Kesel, Cristiani in un mondo che non lo è più, Città del Vaticano 2024)
- La voce proveniente dal cielo rivela Gesù come dono da accogliere e chiama Pietro, Giovanni e Giacomo ad ascoltarlo. “Dalla nube uscì una voce che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’eletto; ascoltatelo!». I tre discepoli sono chiamati non soltanto a riconoscere il loro Maestro come il Figlio di Dio ma anche ad esercitare nei suoi confronti la fatica dell’ascolto accogliendo la sua parola esigente. Solo con un esercizio paziente di ascolto è possibile mostrare di riconoscere, accogliere e amare chi si mostra “Altro” o incontriamo come “altri”. Riflette sulla non facile dinamica dell’ascolto reciproco fr. Enzo Bianchi, fondatore della comunità monastica di Bose e oggi guida spirituale di Casa della Madia, in provincia di Torino:
“Ascoltare, esercizio di uno dei sensi che ci accompagna fin dalla vita intrauterina, esercizio sempre in funzione, e per questo l’orecchio sta sempre aperto e non possiamo chiuderlo, come facciamo invece con gli altri orifizi del nostro corpo. È l’ascolto che ci rende capaci di parlare, è l’ascolto che ci permette di collocare l’altro e di renderlo vicino, anche se lontano, anche se invisibile, è l’ascolto che ci abilita al dialogo, alla relazione.
L’impressione che ci viene dal nostro vivere quotidiano è sovente disperante: sembra che soprattutto oggi ci sia un rifiuto dell’ascolto direttamente proporzionale alla voglia, alla pretesa di parlare, di intervenire, di manifestarsi. A tutti i livelli. Dalla famiglia, dove risuonano spesso le parole: “Ascolta! Mi ascolti? Non mi ascolti mai!”, alla vita della società dove il primato è dato ai rumori, alle ossessive informazioni, alle tempeste di messaggi che ci raggiungono sonoramente anche sui social.
Non c’è tempo per mettersi in ascolto, non c’è desiderio di ascoltare l’altro, e l’ascolto viene così rimosso da incombenti distrazioni e da impegni che ci chiedono di preferire l’essere attivi alla supposta passività dell’ascolto. Eppure, l’ascolto non è passività, richiede un certo silenzio, un’attenzione alla parola che ci è rivolta; bisogna impegnare la mente e il cuore per ascoltare veramente.
… Ascoltare è un’operazione sempre da imparare e rinnovare, ma, lo sappiamo tutti, è faticosa! Occorre essere realisti: a volte l’ascolto dell’altro non è interessante, addirittura è noioso. L’ascolto di chi è diverso ci destabilizza e ci inquieta, l’ascolto di chi ci è nemico ci mette ansia e magari ci ferisce. Eppure solo nell’ascolto noi accendiamo relazioni, sosteniamo storie d’amore, percorriamo cammini di tolleranza e di riconciliazione, perché l’ascolto ci decentra, l’altro che ascolto è da me incorporato, sicché l’altro in me diventa un bene che mi abita nell’intimo, più profondo in me di me stesso.
Credo abbia un qualche significato il fatto che … nella chiesa cattolica si sia messa in movimento per la prima volta l’iniziativa detta “sinodale” di ascoltare tutti, sì, ascoltare anche quelli che fino a ieri dovevano solo ascoltare le gerarchie e mai far ascoltare la loro voce.
Sarebbe una rivoluzione inedita quella dell’ascolto, ma è veramente urgente a tutti i livelli per una convivenza più umana e più bella.
(Enzo Bianchi, Ascoltami è una rivoluzione, Ottobre 2021)
Per aiutare una risonanza
Mi disorienta il fatto che “quello che conta per Dio è il mondo e non la Chiesa in sé”? Quanto siamo consapevoli della responsabilità affidata alla nostra comunità di essere un luogo nel mondo in cui Dio possa essere riconosciuto e amato? Cosa c’è che impedisce alla nostra comunità di offrire una prova concreta dell’amore di Dio per il mondo e per l’umanità? La gioia più grande per Dio e per ogni uomo è quella di essere riconosciuto, accolto e amato. E’ sufficiente l’ascolto perché l’altra persona possa essere riconosciuta, accolta e amata? Cosa favorisce e cosa potrebbe ostacolare un esercizio vero di ascolto?
Preghiera
Dal Messale Romano alla Seconda Domenica di Quaresima.
O Padre,
che hai fatto risplendere la tua gloria
sul volto del tuo Figlio in preghiera,
donaci un cuore docile alla sua parola
perché possiamo seguirlo sulla via della croce
ed essere trasfigurati a immagine del suo corpo glorioso.
Egli è Dio, e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo
per tutti i secoli dei secoli. Amen.