Preghiera
Deserto, terra arida, senz’acqua, terra selvatica e inospitale, terra minacciosa e infeconda.
Deserto, terra che tu puoi visitare, Signore, perché vi sgorghino le sorgenti, perché vi scorra un fiume, perché diventi canneti e giuncaie.
Deserto, terra, che irrigata di Parola, trasforma
la sete di possedere in desiderio di spartire;
la smania di apparire in desiderio di promuovere gli altri;
la brama di dominare in desiderio di servire.
Deserto, terra in cui si approssimano i demoni,
ma terra che ci fa, al contempo, più liberi.
Deserto, terra fecondata dallo Spirito perché diventi ancora un giardino
in cui Dio passeggia alla brezza della sera con uomini che non lo temono
e gli uomini, pur essendo nudi, cioè fragili, non hanno paura gli uni degli altri.
Aiutaci, Signore, che abiti ogni deserto a trasformare i sogni e le visioni
in passaggi, progressivi ma inesorabili, verso la Pasqua.
Vangelo
- In quel tempo, Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordanoedera guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo”».
Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: «Ti darò tutto questo potere e la loro gloria, perché a me è stata data e io la do a chi voglio. Perciò, se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo». Gesù gli rispose: «Sta scritto: “Il Signore, Dio tuo, adorerai: a lui solo renderai culto”».
Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui; sta scritto infatti: “Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano”; e anche: “Essi ti porteranno sulle loro mani perché il tuo piede non inciampi in una pietra”». Gesù gli rispose: «È stato detto: “Non metterai alla prova il Signore Dio tuo”».
Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato.
- In questa prima Domenica di Quaresima ci è stato proposto un brano tratto da quella pagina in cui l’evangelista Luca racconta di Gesù che lascia la valle del Giordano, dove era stato con Giovanni il Battista, per tornare in Galilea dove avrebbe iniziato la sua attività di evangelizzazione. Per raggiungere il nord della Palestina, Gesù attraversa il deserto. L’evangelista Luca racconta che Gesù “era guidato dallo Spirito nel deserto” e che qui vi rimane per “quaranta giorni, tentato dal diavolo”. Gesù avrebbe potuto percorrere un’altra strada per tornare in Galilea. Ma lo Spirito lo spinge nel deserto dove lo attende un tempo lungo di prova. Un tempo che richiama gli anni trascorsi da Israele nel deserto prima di stabilirsi nella Terra Promessa. Gesù è provato dalla fame come lo furono gli israeliti. Quella nel deserto sembra essere una via necessaria. Quella nel deserto sembra essere una prova alla quale nessuno può sottrarsi. Come lo è stato per Israele e per Gesù così lo sarà anche per i suoi discepoli, per la Chiesa. C’è un tempo di prova che attende tutti. È lo Spirito che spinge ad entrare nel deserto e che permette la prova.
- L’evangelista Luca racconta che Gesù rimane nel deserto per “quaranta giorni” e che in questo tempo viene messo alla prova dal diavolo che lo sfida. Lo spinge a sfamarsi potendo trasformare le pietre in pane. Lo spinge a piegarsi davanti a lui in adorazione per ricevere il potere “su tutti i regni della terra”. Lo spinge a gettarsi dal punto più alto di Gerusalemme per costringere Dio a dare una prova della sua lealtà. Luca conclude il suo racconto precisando che: “dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al tempo fissato”. Il diavolo si sarebbe di nuovo manifestato e lo avrebbe fatto nel momento dell’arresto e della condanna a morte di Gesù.
- L’evangelista Luca racconta che, alla vigilia della festa di Pasqua, “Satana entrò in Giuda, detto Iscariota, che era uno dei Dodici”. Da quel momento Giuda si metterà a trattare la consegna di Gesù con chi voleva ucciderlo. E a conclusione di quella che sarebbe stata l’ultima cena pasquale, Gesù rivela a Simone quello che nessuno dei discepoli poteva pensare. “Satana -dice– vi ha cercati per vagliarvi come il grano”. Per Pietro è stata durissima la prova nel cortile del sommo sacerdote dove viene riconosciuto da chi aveva in custodia Gesù e dove è costretto a negare di essere suo discepolo.
- Nel deserto non ci sarebbe entrato solo Gesù. Nella prova ci sarebbero stati anche i suoi discepoli. Quella nella prova sembra essere una condizione per tutti: sia per Gesù come anche per i suoi discepoli. La vita mette sempre alla prova! A nessuno è risparmiata questa esperienza! “La Chiesa non sfugge alla contingenza storica”. Non le è dato di sottrarsi a sfide anche dure come quella lanciata da un mondo radicalmente cambiato. Lo illustra bene il cardinale De Kesel, arcivescovo emerito di Bruxelles, in un recente saggio in cui analizza il fenomeno dell’irrilevanza del Cristianesimo nella società moderna:
“La Chiesa ha sempre conosciuto crisi e le ha sempre superate. … Il fatto che la Chiesa abbia vissuto altre crisi nel corso della sua storia non ridimensiona in nessun modo la crisi che stiamo attraversando oggi che è unica e finora inedita. È la prima volta che la Chiesa si trova di fronte a una simile sfida. Prima dell’avvento della Modernità, il diritto di una religione non veniva mai messo in discussione. … Oggi non è più così. … Non si esclude che la fede possa avere un senso per la vita di un gran numero di cittadini, ma non per la società in quanto tale, né per la vita pubblica. Ovviamente questo rappresenta una grande sfida per la Chiesa. … La situazione e le condizioni in cui la Chiesa può esercitare la sua missione non sono più quelle su cui ha potuto contare per tanti secoli. Deve rinunciare a questo passato e si sta dirigendo verso un futuro che le è in gran parte ignoto. Di qui la sensazione di incertezza. Eppure, nulla prova che la Chiesa si priva di qualsiasi possibilità di futuro.
… Nel corso della storia e fino ad oggi, tutti gli uomini hanno abitato e abitano la stessa terra, ma non allo stesso modo; da qui la presenza di una pluralità di culture, che dipende dalle scelte che gli esseri umani compiono per costruire il loro universo. … Prima di tutto c’è la distinzione tra ciò che è vero e ciò che è falso. … Non si può vivere nella menzogna. Lo stesso vale per la distinzione tra bene e male. Non si potrebbe vivere in un mondo moralmente indifferente. … È impossibile per l’uomo mantenersi in un mondo in cui non esistono limiti o divieti. La distinzione di ciò che è permesso e ciò che è proibito è costitutiva di ogni cultura. … Nelle culture religiose, la religione svolge un ruolo decisivo … ogni aspetto è condizionato dal pensiero religioso: ciò che si ritiene vero o falso, bene o male, ciò che è permesso o proibito. … La religione è il quadro di riferimento in cui si pensa e si agisce. È in questo senso che per secoli l’Occidente è stato culturalmente cristiano.
… Solo con la Modernità la società comincia ad allontanarsi dalla religione ed evolvere verso un modello in cui nessuna religione svolge più questo ruolo determinante. … La nascita della cultura moderna ha messo fine alla posizione di monopolio del Cristianesimo.
Quando è sorta la Modernità? Cosa ha dato origine a una cultura non più religiosa?
… Non che esista un legame diretto tra la Riforma Protestante e l’avvento della Modernità. Martin Lutero non voleva fondare una nuova Chiesa; non voleva una Chiesa accanto alla Chiesa esistente. Voleva la riforma della Chiesa. Il suo progetto, però, non è andato a buon fine e così in Occidente si è disintegrata l’unità del Cristianesimo e della Chiesa. Ed è questa rottura che, insieme ad altri fattori, ha reso possibile l’avvento della Modernità. Da quel momento, infatti, invece della Chiesa esistevano varie confessioni. Ormai Cristianesimo si diceva al plurale. Il singolo non era più semplicemente cristiano, ma cattolico, luterano, riformato. Pluralizzando il Cristianesimo, la Riforma lo ha di fatto relativizzato. Ogni parte continuava ad assolutizzare la propria confessione. Poteva ancora, una delle confessioni continuare ad avere lo status di religione culturale per l’intera società? Lunghe trattative e soprattutto lunghi anni di violenza e guerre ci hanno portato a rispondere negativamente a questa domanda.
… Ognuno ha il diritto di scegliere la confessione che desidera. Si è voltata pagina. I tempi sono davvero cambiati. E’ nata la Modernità. La libertà è al centro di questa nuova cultura. … Non si viveva più in una realtà dove l’unica opzione possibile era una delle diverse denominazioni cristiane. E quello che valeva per le diverse confessioni cristiane, poco per volta varrà anche per le diverse religioni. Si avvicinava il giorno in cui sarebbe stato inevitabile accettare la legittimità del pluralismo religioso. E, infine, dopo lunghe peripezie, anche la legittimità di non avere nessuna convinzione religiosa.
… Il Cristianesimo può sopravvivere e la Chiesa ha ancora un futuro in un mondo che non è più cristiano? … Nelle culture religiose, la fede è un’opzione della cultura e non una scelta personale. … Non è affatto così in una società moderna, in cui la fede cristiana non è più l’opzione della stessa cultura, ma l’opzione personale del cittadino che è libero di scegliere questa o quella fede, libero di credere o non credere. Per la modernità tutto dipende da questa libertà. La libertà, però, è altrettanto preziosa per la fede cristiana; non c’è fede senza libertà, almeno per quanto riguarda una fede degna di questo nome. La fede, infatti, è la libera risposta di un essere umano a Dio che si fa conoscere e desidera entrare in relazione con lui”.
(Jozef De Kesel, Cristiani in un mondo che non lo è più, Città del Vaticano 2024)
L’evangelista Luca racconta che nei quaranta giorni passati nel deserto, Gesù “non mangiò nulla … ma quando furono terminati, ebbe fame”. Il diavolo spinge Gesù a sfamarsi trasformando la pietra del deserto in pane. Il diavolo sfida Gesù sapendo che, come Figlio di Dio, era nella condizione di usare dell’onnipotenza divina per soddisfare al suo bisogno. Se Gesù avesse trasformato la pietra in pane avrebbe rinunciato a ciò che aveva scelto venendo nel mondo. Con quel miracolo avrebbe rinunciato a spogliarsi degli attributi della sua divinità per essere radicalmente in tutto un uomo. Riconoscendo che “«Non di solo pane vivrà l’uomo»”, Gesù respinge il diavolo e mostra di voler condividere la vita degli uomini su questa terra. Come stare da cristiani nella Modernità? Interessante è la riflessione proposta dal monaco Goffredo Boselli ad introduzione di un suo contributo, pubblicato sulla Rivista del Clero Italiano, che ha come oggetto la liturgia cristiana:
Oggi, a più di cinquant’anni di distanza giungiamo a toccare con mano la verità e la portata profetica dell’affermazione contenuta nella costituzione conciliare Gaudium et spes: “Chiunque segue Cristo, l’uomo perfetto, diventa anche lui più uomo” (n. 41). Sarà nella qualità umana della vita dei singoli credenti come dell’umanità vissuta all’interno delle comunità cristiane, e non da altro, che nei prossimi decenni si giocherà la credibilità e l’eloquenza del messaggio cristiano. L’umanesimo evangelico nella sua profonda complicità con l’umano autentico rappresenta il presente e soprattutto il futuro del cristianesimo nei paesi occidentali.
Così, la comprensione del cammino di fede sembra oggi orientarsi sempre più nella direzione che essere cristiano significa diventare pienamente uomo alla sequela di Gesù Cristo vero Dio e vero uomo. “Egli – dichiara l’autore della lettera ai Colossesi – è l’immagine del Dio invisibile” (1,15), non solo perché l’umanissima vita di Gesù ci svela il suo essere Figlio di Dio, ma perché è nella sua umanità profondamente umana che egli rende visibile l’invisibile Dio. La verità evangelica della figura di Cristo ci dice che ormai Dio senza l’uomo Gesù non solo è impensabile ma è per noi cristiani non-credibile, dal momento che nel cristianesimo non si dà confessione della verità di Dio senza l’umanità di Cristo, ciò che ha portato Pascal ad affermare: “Non è soltanto impossibile ma è inutile conoscere Dio senza Gesù Cristo”.
Sì, per i cristiani è inutile e del tutto vano conoscere Dio senza Gesù Cristo, perché Dio non lo conosciamo attraverso idee, teorie, dottrine e speculazioni ma attraverso l’umanissima vita di Gesù di Nazaret. … Certo, l’umanità straordinaria dei gesti e delle parole di Gesù, ma anche il suo modo di entrare in relazione con chiunque andava a lui, sani o malati, peccatori pubblici o pii praticanti. Il suo particolare modo di ascoltare le persone, di entrare in empatia con loro fino a provare compassione viscerale. La sua capacità di interpretare i loro desideri e di riconoscere la fede perfino nei pagani. Ma l’umanità di Gesù Cristo si rivela anche nello sdegno e nella collera di fonte ad azioni di ingiustizia, nel suo atteggiamento spesso critico e polemico verso scribi e farisei, nella sua postura tenace e salda davanti agli uomini di potere sia esso religioso o politico.
Ma è nel suo modo di vivere la passione e il suo modo di morire che ci è data la più alta rivelazione della qualità umana di Gesù. È nel suo accettare di essere un innocente condannato a morte, di restare pura vittima e non diventare a sua volta carnefice, e di assumere su di sé tutta l’inumanità di cui l’uomo è capace che Gesù rivela il suo essere da Dio. “Il centurione, che si trovava di fronte a lui, vistolo spirare in qual modo, disse: ‘Davvero quest’uomo era Figlio di Dio” (Mc 15,39). Dio non si dà mai a conoscere così pienamente come nell’uomo della croce. Tutta l’umanità di Dio nell’umanità sfigurata del crocifisso. Quell’umanità che la resurrezione ha esaltato e glorificato è l’identità di Dio stesso. Se i cristiani, con l’apostolo Giovanni, professano nella fede che “Gesù Cristo è il vero Dio” (1Gv. 5,20), dovrebbero con altrettanta audacia confessare che il vero Dio è Gesù Cristo.
(Goffredo Boselli, Il senso umano della liturgia, Rivista del Clero Italiano, Aprile 2019)
Per aiutare una risonanza
Cosa ci preoccupa del momento storico che stiamo vivendo? Che cosa, invece, ci dà speranza? “Non c’è fede senza libertà”: ci convince questo principio maturato nel cambiamento culturale al quale stiamo assistendo? Possiamo serenamente dire di essere cristiani perché lo abbiamo scelto? In quale modo abbiamo scelto di esserlo? Personalmente e comunitariamente quanto riusciamo a mostrare un volto credibile del Cristianesimo?
Preghiera
Dal Messale Romano alla Prima Domenica di Quaresima.
O Dio, nostro Padre,
con la celebrazione di questa Quaresima,
segno sacramentale della nostra conversione,
concedi a noi tuoi fedeli
di crescere nella conoscenza del mistero di Cristo
e di testimoniarlo con una degna condotta di vita.
Per il nostro Signore Gesù Cristo, tuo Figlio, che è Dio,
e vive e regna con te, nell’unità dello Spirito Santo,
per tutti i secoli dei secoli. Amen.