Carissimi Parrocchiani,
aggiungiamo alle considerazioni fatte sull’episodio di Davide e Golia un ultimo tassello per aprire la contemplazione su Gesù.
In sintonia con la tradizione cristiana possiamo leggere in questo episodio una prefigurazione della lotta e della vittoria che Gesù ha riportato su Satana in tutta la sua vita.
Non sarebbe difficile richiamare alla memoria diversi episodi evangelici nei quali si vede Gesù che si confronta con il tentatore, ne smaschera le astuzie, vince la tentazione di cedere alla paura e alla mancanza di fiducia in Dio.
Limitiamo la nostra attenzione ai due episodi nei quali si parla espressamente della lotta vittoriosa che Gesù ha sostenuto contro Satana: l’episodio delle tentazioni che si colloca all’inizio del suo ministero e la prova vissuta in occasione della passione e morte.
Nell’episodio delle tentazioni nel deserto Gesù testimonia la capacità di non lasciarsi ammaliare dalle lusinghe di Satana e di rimanere saldo nel suo abbandono fiducioso alla volontà del Padre. Le scelte di essere povero contro la tentazione di garantirsi il pane; di servire contro la tentazione del potere; di abbassarsi contro la tentazione di abbagliare legando sé le persone con la sua potenza taumaturgica manifestano la sua piena vittoria sulle lusinghe del maligno.
La fedeltà a queste scelte ha richiesto da parte di Gesù una continua lotta per respingere tutti quei tentativi che in modo mascherato gli riproponevano di seguire la logica mondana suggeritagli dal tentatore. Da questo punto di vista tutta la vita di Gesù è stata un combattimento spirituale contro il male.
Il combattimento decisivo avviene in occasione della passione e della morte. È il “tempo fissato” (Lc 4,12) nel quale Satana dispiega tutta la sua forza per sconfiggere Gesù
Qui la tentazione fa leva su tutte quelle prove che Gesù incontra e che sembrano avallare la sconfitta della sua missione: la solitudine per l’abbandono di tutti; la contestazione da parte dei capi religiosi; la derisione e lo scherno di chi lo condanna a morte; la sofferenza della croce. In queste prove risuonava in fondo la voce arrogante di Golia protesa a incutere un penoso senso di impotenza e di sconfitta.
Gesù però è andato avanti deciso nella sua strada riponendo in modo totale sua fiducia nel Padre. Il passaggio decisivo avviene nell’Orto degli Ulivi dove Gesù vive un’esperienza di profonda lotta interiore dalla quale esce vincitore in forza della accorata preghiera rivolta al Padre: “Padre, se vuoi allontana da me questo calice. Tuttavia non sia fatta la mia, ma la tua volontà” (Lc 22,42). Il Vangelo riferisce che, dopo avere pregato in modo sofferto per un’ora, si rialza e si consegna a coloro che vengono per arrestarlo e condannarlo a morte. Questo testimonia che neppure la prospettiva del fallimento totale nella morte ha incrinato la sua piena fiducia nel Padre. Da questo punto di vista ha ragione il Card. Martini quando afferma che Gesù ha dimostrato di fronte alla morte un coraggio “ben superiore” a quello di Davide. Davide infatti “contava molto sul Signore e un po’ di sé” (p. 117); Gesù, invece, si rimette totalmente nelle mani del Padre. Anche la radice profonda di questo coraggio è diversa: Davide trova coraggio al pensiero che Dio lo ha sempre aiutato nei momenti della difficoltà; Gesù trova coraggio nella sua identità di Figlio e nella certezza di avere un Padre nei cieli.
In questo modo, Gesù ci svela il segreto perché anche noi possiamo affrontare con coraggio il nostro duello con Golia: si tratta di scoprire che siamo diventati per grazia figli adottivi in Cristo e che abbiamo nei cieli un Padre che ci ama (cfr. Ef 1,3-6). Il cuore di una fede capace di vincere qualsiasi ‘Golia’ sta tutta qui.
Don Luigi Pedrini